H.3 Capitolo F.3.3: Calcolo dei contributi da parte dei genitori

Anche il coniuge, il cui obbligo al mantenimento non sia stato ancora stabilito in via giudiziaria o confermato tramite con venzione, è tenuto a versare i contributi alimentari.

Per il calcolo dei contributi di mantenimento si stabilirà un budget più ampio di quello previsto dalle norme COSAS. Sarà comprensivo delle spese effettive di affitto, delle tasse, delle spese di formazione e dei contributi di mantenimento.

Il versamento dei contributi di mantenimento è prioritario su tutti gli altri doveri. Per contro, ammortamenti di debiti possono essere presi in considerazione solo se portano all’acquisizione di beni indispensabili alla vita quotidiana. In via del tutto eccezionale, si potranno includere nel budget altri ammortamenti di debiti, se questi costituiscono una minaccia all’esistenza materiale, conducendo l’interessato a pignoramenti o a seri problemi sociali.

L’ammontare del fabbisogno ottenuto secondo le direttive indicate viene posto in relazione con le entrate effettive, cui viene aggiunto il 10% della parte del patrimonio da tenere in considerazione (v. capitolo E.2.1).

Il contributo esigibile dai genitori durante il periodo del sostegno sociale corrisponde alla metà della differenza tra entrate ed uscite.

Nel caso in cui i genitori disponessero di un patrimonio considerevole, si dovranno mettere interamente a loro carico le spese relative all’affidamento del figlio, secondo l’art. 285 cpv. 1 CCS. Le entrate ed il patrimonio del nuovo coniuge del genitore devono essere prese ragionevolmente in considerazione nel calcolo dei contributi, conformemente all’art. 278 cpv. 2 CCS. Il rischio di conflitti, in questi casi, è particolarmente grande e giustifica quindi la ricerca di soluzioni adeguate alle circostanze.