D.4 Aspetti organizzativi

Collaborazione interistituzionale
Nel campo dell’integrazione sociale e dell’inserimento professionale sono attive numerose istituzioni: gli uffici regionali di collocamento, l’AI, l’orientamento professionale, gli uffici del sostegno sociale, i responsabili dei programmi, le istituzioni legate alle chiese o altre di interesse generale, le associazioni di volontariato e molte associazioni private. Soltanto una stretta collaborazione fra questi organismi evita sovrapposizioni d’interventi e può essere coronata da successo. L’esperienza dimostra infatti che non sempre è possibile una netta suddivisione organizzativa e di contenuto fra le misure atte a favorire l’integrazione sociale e quelle per l’inserimento professionale, soprattutto se si tratta di disoccupati di lunga durata o di persone definitivamente disoccupate. In tal caso, occorre una visione globale dei problemi. Le offerte sul piano locale o regionale dovranno quindi essere oggetto di un coordinamento che tenga conto dei diversi interessi e delle situazioni delle singole istituzioni e che preveda una chiara definizione delle competenze e della divisione dei compiti.

Coinvolgimento dell’economia
Oltre alla collaborazione interistituzionale (CII), va coinvolta anche l’economia, attivando i datori di lavoro locali e regionali. Ciò non aumenta solo la quantità delle offerte, ma facilita anche l’integrazione professionale durevole. I datori di lavoro vanno informati sulle misure d’integrazione offerte dagli uffici regionali di collocamento, dall’AI, dagli uffici del sostegno sociale, ecc., nonché sulle prestazioni da loro erogate sotto forma di indennità giornaliere, supplementi, arredo del posto di lavoro. Inoltre, tramite incentivi materiali, i datori di lavoro possono essere stimolati a mettere a disposizione posti di lavoro per beneficiari del sostegno sociale. Ciò può avvenire tramite la presa a carico per un tempo limitato di una parte del salario (salario misto), la presa a carico della parte degli oneri sociali del datore di lavoro, o ancora tramite altre misure che possono alleggerire il carico del datore di lavoro. Queste facilitazioni mirano a compensare l’eventuale minore produttività lavorativa dei beneficiari del sostegno sociale.

Zona geografica dei programmi di integrazione
Alcuni programmi possono essere offerti solo da enti piuttosto grandi o per un numero di persone assai elevato. Le misure d’integrazione non devono fallire a causa di una zona geografica troppo ristretta o di limitazioni dell’accesso o di questioni di competenze. Per i comuni non urbani si raccomanda quindi una collaborazione sul piano regionale, oppure l’adesione ad una federazione più ampia. Programmi d’integrazione efficienti richiedono un’offerta differenziata e risorse di personale sufficienti.

Controllo dell’efficacia
L’efficacia delle misure a favore dell’integrazione sociale e dell’inserimento professionale va controllata periodicamente e scientificamente. Nell’analisi di efficacia è quindi sensata un’unificazione a livello cantonale o a livello di grandi regioni.

Suddivisione dei costi fra Comuni e Cantoni
I compiti e le offerte di un sostegno sociale moderno superano le possibilità di molti Comuni. La realizzazione del compito d’integrazione non deve tuttavia fallire a causa di una mancata solidarietà fra singoli enti pubblici. I Cantoni ed i Comuni dovrebbero quindi condividere la responsabilità delle misure d’integrazione. Affinché il principio di prestazione e di controprestazione possa essere realizzato nella pratica quotidiana del sostegno sociale, una compensazione orizzontale (intercomunale) e verticale (cantonale-comunale) è una premessa indispensabile.