A.8.3 Non entrata in materia, rifiuto o soppressione delle prestazioni

Occorre distinguere fra la non entrata in materia su una domanda di sostegno sociale, il rifiuto di una domanda e la soppressione delle prestazioni che riguardano un caso aperto.

Non entrata in materia su una domanda o soppressione della prestazione per mancanza di prove dell’indigenza
Il diritto al sostegno sociale presuppone uno stato di indigenza. La persona che richiede un sostegno deve fornire informazioni sulla sua situazione e, nella misura in cui ciò sia necessario per la valutazione del diritto alle prestazioni, fornire la documentazione richiesta, sia al momento dell’inoltro della domanda di sostegno, sia durante il periodo in cui ne beneficia.

Se una persona che richiede un sostegno rifiuta di fornire le informazioni e i documenti richiesti necessari per calcolare il bisogno di sostegno, nonostante sia stata invitata a farlo, e informata per iscritto sulle conseguenze di un suo rifiuto, per l’organo del sostegno sociale diventa impossibile verificare l’eventuale diritto alle prestazioni del sostegno sociale. In tal caso, esso sarà costretto a decidere di non entrare in materia. Se questa situazione si presenta in un caso con un incartomento già aperto e con un sostegno già versato, è possibile sopprimere le prestazioni, previo avviso e audizione della persona interessata, giustificando tale misura con l’impossibilità di valutare lo stato di indigenza ed esprimendo seri dubbi sul perdurare di tale stato.

Gli organi del sostegno sociale offriranno il loro aiuto a chi, a causa di problemi personali, non è oggettivamente in grado di assumere in modo autonomo il proprio dovere di cooperazione e, quindi, di fornire i documenti richiesti.

Rifiuto della domanda se mancano i presupposti per il diritto alle prestazioni
La persona che presenta una domanda di sostegno sociale ha diritto all’esame della sua situazione. Se non esistono le condizioni per la concessione di una prestazione (indigenza non accertata dal calcolo dei bisogni, presenza di un patrimonio), la domanda va rifiutata. Su richiesta della persona interessata, la decisione negativa va comunicata per iscritto.

Revoca delle prestazioni a causa della violazione del principio di sussidiarietà

 

La revoca parziale o completa delle prestazioni destinate a coprire il minimo vitale è una misura molto grave. Essa è ammissibile solo in caso di violazione del principio della sussidiarietà e non può essere pronunciata come sanzione (cfr Guida pratica, capitolo H.13).

Una soppressione (parziale) delle prestazioni per violazione del principio di sussidiarietà è ammissibile allorquando la persona beneficiaria rifiuta, esplicitamente e conoscendo le conseguenze che ne risulteranno, di accettare un lavoro che corrisponde alle sue competenze, che le si potrebbe ragionevolmente chiedere di svolgere e che sarebbe concretamente a sua disposizione (cfr capitolo A.5.2). Lo stesso vale per una persona beneficiaria che rifiuta di far valere un diritto a prestazioni calcolabili e ottenibili a titolo di reddito sostitutivo, che le permetterebbe di sopperire parzialmente o completamente alla sua lacuna di reddito. Per la richiesta del reddito di sostituzione non vanno posti troppi ostacoli o difficoltà.

Secondo il principio di sussidiarietà, in presenza di un reddito sostitutivo realizzabile non sussiste nessuna indigenza. Il reddito sostitutivo realizzato è computato quale entrata nel calcolo del fabbisogno e, semmai, sono erogate prestazioni a titolo sussidiario.

Inoltre, una soppressione delle prestazioni è ammissibile se la persona beneficiaria rifiuta di realizzare, entro un limite di tempo ragionevole, un bene immobiliare o altri beni che superano la somma patrimoniale concessa a libera disposizione (p. es. automobili, imbarcazioni, oggetti preziosi da collezione). (cfr capitolo E.2, E.2.2).