A.2 La dimensione etica del sostegno sociale

Ogni sostegno sociale consiste o nell’aiutare un essere umano ad integrarsi, ad affermarsi, ad orientarsi nell’ambiente che lo circonda, oppure nel trasformare, modificare ed influenzare l’ambiente circostante in modo che la persona vi si possa affermare e sviluppare con le proprie forze.

(Alice Salomon, 1926)

Gli importanti sconvolgimenti economici e sociali, nonché la crescente polarità fra pretese ed esigenze nei confronti della sicurezza sociale in un contesto di rarefazione dei fondi pubblici, hanno avuto come conseguenza un cambiamento di paradigma. Dallo Stato previdenziale si passa allo Stato sociale che attiva le risorse e potenzialità delle persone.

Nell’ambito del sostegno sociale, il cambiamento delle condizioni quadro ha trasformato anche la percezione dell’essere umano.

Lo Stato non pone più l’accento sulle deficienze di chi chiede sostegno, bensì sulle sue forze e sulle sue risorse che esso cerca di sostenere e sviluppare.

Nel contempo, la priorità è accordata alla responsabilità individuale e all’obbligo di attenuare la dipendenza dalle prestazioni statali. Acquisisce qui la sua massima valenza il principio «incoraggiare ed esigere», esso riflette una percezione positiva dell’essere umano, che riconosce ad ognuno la capacità di contribuire personalmente e autonomamente alla gestione della propria vita e ad integrarsi nella società.

I servizi del sostegno sociale, dal canto loro, devono impegnarsi ad agire sulle strutture sociali (per esempio nei settori dell’impiego, della formazione, della salute e dell’alloggio), affinché sia possibile creare le condizioni che impediscono l’apparizione della povertà e che, nel limite del possibile, permettono ad ogni essere umano di vivere una vita autonoma e indipendente.

La giustizia sociale ed il rispetto della dignità umana rappresentano i fondamenti per una concezione moderna dell’aiuto sociale.

La pratica dimostra come la grande maggioranza dei richiedenti un sostegno sociale, nella misura delle loro possibilità, sia disposta a collaborare con i servizi. In questo spirito, il sostegno sociale costituisce una forma di partenariato che esclude trattamenti di favore ed abusi. Le presenti norme racchiudono quindi gli strumenti per evitare abusi nell’ambito del sostegno sociale. Non si tratta, tuttavia, di dare per scontata a priori e come regola, una percezione illecita del sostegno sociale, cosa che ne farebbe una «legislazione dell’abuso».

Il minimo esistenziale sociale, che assicura non solo l’esistenza fisica e la sopravvivenza, conferisce ai beneficiari anche la possibilità di partecipazione alla vita sociale e rimane quindi un valore di riferimento determinante. Si tratta pertanto di evitare l’esclusione, la precarietà, la criminalità, la ghettizzazione e quindi di offrire un contributo importante nella lotta contro la povertà e a favore della pace sociale.

Rispetto alla garanzia d’esistenza, la funzione d’integrazione ricopre un’importanza sempre maggiore. L’obiettivo del reinserimento di persone disoccupate, portatori di handicap e di persone nel bisogno è comune sia all’assicurazione disoccupazione, sia all’assicurazione invalidità, sia al sostegno sociale. Fra queste istituzioni s’impone quindi una stretta ed intensa collaborazione. In altri termini: oggi, più che mai, è d’importanza fondamentale la collaborazione interistituzionale (CII, vedi cap. D.4). Tuttavia, la missione d’integrazione può essere portata a buon termine solo se le competenze chiave sviluppate in ogni istituzione vengono sfruttate ed armonizzate in modo intersettoriale. La collaborazione interistituzionale deve dar luogo a forme adeguate di cooperazione pratica e sfociare, a medio e lungo termine, su un’armonizzazione giuridica e finanziaria.